TUTELIAMO LE MENSE BIO

Considerata l’eccezionalità dell’emergenza Corona Virus e considerato che tutte le scadenze in corso sono state prorogate, l’Associazione Italiana per l’Agricoltura Biologica e la Fondazione Italiana per la Ricerca in Agricoltura Biologica e Biodinamica auspicano che quella relativa all’iscrizione al Bando Mense Biologiche per l’anno 2020/2021 (DM 4771/2017) tenga conto del giusto tempo necessario alle Amministrazioni, oggi impegnate su altri fronti, per partecipare al bando e dei giusti fondi senza i quali è impensabile raggiungere risultati rilevanti.

“Il ruolo del bio nelle mense scolastiche – dice Antonio Corbari presidente di AIAB – è un un investimento sulla salute dei nostri bambini e quindi di tutta la collettività. Per questo chiediamo al Governo, protagonista recente di un taglio drastico ai fondi stanziati dalla legge “Mense Biologiche” di invertire la rotta e proseguire lungo il percorso virtuoso iniziato precedentemente”
Il Fondo che premia le realtà che utilizzano almeno il 70% di alimenti bio nei menù scolastici è infatti passato drasticamente nel 2020 dai 10 ai 5 milioni annui.

Davvero un peccato considerato che la norma oltre a garantire cibo bio, prevede anche premi per chi usa materie prime bio prodotte entro il raggio di 150 km dalla stessa mensa, per iniziative di educazione alimentare e per il recupero di prodotti non somministrati da destinare gratuitamente a organizzazioni benefiche o a individui indigenti. Per non parlare dell’effetto moltiplicatore che coinvolge i giovani utenti, genitori e famigliari, istituzioni, e potrebbe veramente rafforzare il mondo della produzione bio locale e della trasformazione, catering, ovvero una buona della filiera bio agroalimentare nazionale.

La legge, al suo terzo anno di attività, è il primo provvedimento nazionale che, oltre a definire i parametri all’interno dei quali si può parlare di “mense biologiche”, riconosce e sostiene una realtà di eccellenza del nostro paese, sviluppata grazie all’impegno di amministratori, produttori, genitori e scuola.

Facendo alcuni semplici conti si può affermare che integrare un menù scolastico con almeno il 70% di derrate bio ha un costo aggiuntivo del 20%. Non avere alcun aggravio di costo ha sicuramente incoraggiato quei comuni ancora incerti e consolidato le realtà che già erano solidamente assestate su percentuali superiori (chi sceglie di introdurre il bio nelle mense scolastiche difficilmente torna indietro, anzi!).

I risultati sono chiari e forti: già nel primo anno di attività del Fondo (2017/2018) le mense biologiche sono cresciute del 7,2%, contro l’1,8% dell’anno precedente, in cui il Fondo non era ancora attivo, raggiungendo 1.405 realtà censite, contro le 1.311 del 2017 (dati BioBank).

“Pur consapevoli della complessità della situazione attuale – dice Corbari – chiediamo con forza alle Istituzioni, in primis al ministro dell’Agricoltura, ma anche al ministro dell’Ambiente e a quello dell’Istruzione, di proseguire il percorso virtuoso iniziato con la legge “Mense Biologiche” rimpolpando il Fondo e prorogando la data di scadenza dei Bandi”.

Notevoli saranno i riflessi a cascata: dalla gestione del territorio, a un mercato del lavoro locale stabile in cui l’occupazione è consolidata, dalla valorizzazione della biodiversità alla riduzione della CO2 dovuta ai trasporti. Senza mai dimenticare che si sta facendo un investimento sulla salute dei bambini e dell’ambiente e si sta sostenendo un modello produttivo stabile e capace di contenere e mitigare le emergenze ambientali e anche le terribili emergenze come quella che stiamo vivendo in questi giorni”.

 

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