RIEDUCARE IL SUOLO A PRODURRE

Al via il secondo modulo del corso AGRICOLTURA ORGANICA E RIGENERATIVA, in cattedra (ma soprattutto in campo) Matteo Mazzola di DEAFAL. Durante l’incontro sono stati forniti consigli pratici sull’agricoltura organica e rigenerativa e sono stati realizzati alcuni preparati con lo scopo di migliorare la fertilità del suolo.

Abbiamo appreso a considerare le malerbe in un ottica diversa, cioè come bioindicatori della salute del suolo: infatti diversi quantitativi d’azoto nel suolo stimolano malerbe differenti, quindi i nostri terreni agrari in cui ritroviamo sempre le solite erbe infestanti ci indicano che sono ‘terreni non in equilibrio’, con un livello di azoto sbagliato. Fondamentale è creare le condizioni di sviluppo ideali per le colture che coltiviamo, ma anche quelle per le erbe infestanti.

Il ‘suolo disturbato’ stimola la crescita delle piante. Questo perché il terreno si riempie d’ossigeno che è importante per le radici delle piante ma anche per i microrganismi del suolo che sono in grado di stimolare la crescita della pianta stessa. Ogni vegetale ha un proprio ‘potenziale genetico’ che deve essere esaltato, meno è sviluppato e più l’organismo vegetale sarà soggetto al attacco di nemici naturali. La riattivazione dei suoli e la moltiplicazione dell’apparato radicale ci permettono di esaltare il potenziale genetico della pianta.

I 2 preparati stati realizzati avevano proprio lo scopo di esaltare il ‘potenziale genetico’ delle colture andando a migliorare la fertilità del suolo. Il primo composto è un carbone vegetale che viene chiamato BIOCHAR perché ottenuto dalla combustione di legna che viene soffocata al termine. Il biochar è un materiale poroso come una spugna, in grado di trattenere gli elementi nutritivi, in particolare azoto e zolfo, ed i microrganismi. Regola i terreni con pH acidi, la temperatura del suolo, sequestra carbonio atmosferico e infine fa da isolante. Per ottenerlo si inseriscono dei rami d’albero (es. residui di potatura), all’interno di una fornace, che verranno bruciati un po’ alla volta in modo che si formi il carbone; quando il materiale vegetale è terminato il fuoco viene soffocato con materiale organico liquido (pollina, liquame) che permette al carbone di arricchirsi di microrganismi. Il biochar viene usato per migliorare il compost, il terreno; come alimento per gli animali e sulle lettiere concimaie per ridurre l’odore delle stesse.

Il secondo preparato è una soluzione di microrganismi o JADAM. Questo composto è stato fatto all’interno di un contenitore riempito d’acqua, al quale vengono aggiunte 2 calze: in una vengono inserite delle patate bollite e del sale, mentre nell’altra del humus e dei sassi. L’acqua non deve avere una temperatura inferiore ai 18°C, ottimale sono i 25°C. La fermentazione dura dalle 20 alle 72 ore. Il sale apporta nutriente e le patate apportano amidi; questi due componenti saranno fonte di alimentazione per i microrganismi che apporta humus. Quest’ultimo preparato può essere utilizzato per rigenerare il terreno ed arricchirlo di microrganismi oppure anche come antibiotico per la coltura infetta da un patogeno. Quest’ultima funzione la svolge se durante la preparazione del jadam viene inserito anche una pianta o parte di pianta infetta: in questo modo si andranno a sviluppare nella soluzione i microrganismi antagonisti del patogeno che sta attaccando la nostra coltura. Il preparato una volta finito se distribuito nel terreno o sulla colture (in questo caso deve essere più diluito), ci permette di curare la pianta da quella determinata malattia.

Per questi due preparati la quantità da distribuire dipende dalla situazione del terreno aziendale, non esiste una quantità ad ettaro determinata: l’agricoltore deve trovare la quantità giusta facendo delle simulazioni d’intervento.

In programma ulteriori incontri autunnali sull’agricoltura organica e rigenerativa: vi terremo informati.

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