LIBERI DAI PESTICIDI: PARTIAMO DAI COMUNI

Vallarsa, dove chi non coltiva bio deve attivare una polizza assicurativa per il risarcimento di spese e danni prodotti dall’inquinamento causato dalla sua attività. Belluno, che volente o nolente si è ritrovata nell’area di produzione del prosecco e nel grande abuso di pesticidi. Carmignano, che dopo il divieto d’uso del glifosato su tutto il territorio comunale e l’approvazione del regolamento che vieta pesticidi sul verde urbano, punta a diventare 100% bio entro la fine del prossimo anno. E ancora Melpignano, dove il Comune concede terreni ai giovani e ai disoccupati a patto che coltivino biologico, e piantino almeno una specie tradizionale. Infine, Tollo, dove i coltivatori bio danneggiati dalla dispersione accidentale di pesticidi da campi vicini hanno diritto a un indennizzo. Sono solo cinque dei quasi 70 comuni italiani che hanno regolamentato l’uso dei pesticidi: una lista parziale destinata ad allungarsi. Saranno i loro sindaci a raccontare le storie di comunità locali che si sono attivate per salvaguardare la salute dei cittadini e dell’ambiente partendo dai regolamenti cittadini: divieto di pesticidi nei giardini pubblici, sulle alberature e le aiuole, soprattutto nei parchi giochi e nelle scuole. Ma anche aiuto concreto a chi, nelle aree agricole periurbane, vuole coltivare senza ricorrere alla chimica di sintesi.
“Aumento delle superfici coltivate ad agricoltura biologica, eliminazione dei pesticidi dannosi per le specie protette nelle aree tutelate in base alle direttive UE (siti Natura2000), tecniche bio per la gestione del verde pubblico e privato in città, controllare la dispersione di fitofarmaci a seguito dei trattamenti dei campi, distanze di sicurezza tra case e campi dove si usa chimica di sintesi così come tra coltivazioni biologiche e non per evitare contaminazioni accidentali. Molte delle richieste che una vasta coalizione di associazioni ha rivolto al governo per la redazione del nuovo PAN prendono spunto proprio dalle pratiche virtuose dei Comuni liberi dai pesticidi cui oggi abbiamo voluto dare eco”, dice Maria Grazia Mammuccini, portavoce di Cambia la Terra. “Con Federbio e una vasta coalizione di associazioni del biologico, ambientali e della società civile (Aiab, Associazione per l’agricoltura biodinamica, FAI, FIRAB, Greenpeace, Isde-Medici per l’ambiente, Legambiente, Lipu, Pro Natura, WWF) abbiamo chiesto l’apertura di un confronto che porti passi in avanti rispetto al precedente PAN del 2014, un atto di indirizzo che di fatto non ha definito obiettivi tangibili e monitorabili di riduzione d’uso dei pesticidi di sintesi chimica e ha dato priorità a metodi che ne fanno largo uso invece di favorire pratiche agricole rispettose della salute dei cittadini e dell’ambiente come l’agricoltura biologica e biodinamica”. È insomma un’Italia che parte dalle esperienze locali, dall’impegno concreto di sindaci e amministratori locali, dalle richieste di gruppi di cittadini organizzati sui territori (ad esempio quelli che hanno promosso le Marce contro i pesticidi nel Veneto, o il Gruppo No Pesticidi che si muove sui social a colpi di decine di migliaia di adesioni) quella che si incontra nel convegno Liberi da pesticidi. Per portare non solo il racconto di esperienze che stanno funzionando ma anche delle proposte agli indirizzi futuri della politica nazionale sull’agroecologia. Le richieste che ne emergono sono puntuali: – Ridurre tutti i rischi: adozione di tecniche biologiche per la manutenzione delle aree non agricole (rete viaria, ferroviaria) con particolare attenzione al verde pubblico e privato. Affrontare con adeguati sistemi di monitoraggio e controllo la cosiddetta ‘deriva’ (ovvero la dispersione dei pesticidi) per garantire la tutela della popolazione, dei corpi idrici e delle produzioni biologiche che rischiano il declassamento in caso di contaminazione. Introdurre delle distanze minime dalle abitazioni e dalle coltivazioni biologiche dai campi convenzionali. Durante i trattamenti con fitofarmaci di sintesi garantire una adeguata informazione ai cittadini residenti nelle aree rurali. Valutare nuove regole per i principi attivi ritrovati con maggiore frequenza nelle acque a seguito del monitoraggio condotto dall’ISPRA. – Colmare il ritardo del PAN rispetto all’agricoltura biologica, puntare al raggiungimento del 40% della superficie agricola coltivata a bio con strumenti idonei di formazione, consulenza e informazione. – Eliminare dai siti Natura2000 i pesticidi di cui è stata accertata la nocività per habitat e specie delle Direttive UE biodiversità, promuovendo la conversione al metodo al biologico per le aziende nelle aree protette – Rafforzare gli investimenti in ricerca e innovazione per l’agroecologia verso tecniche colturali che escludano o riducano drasticamente la necessità d’uso dei pesticidi. – Promuovere progetti di formazione e di supporto tecnico per l’innovazione e per la diffusione di approcci agroecologici e mezzi di lotta biologica anche sostenuti da adeguati investimenti su strumenti e sistemi di monitoraggio agrometeorologico. – Coinvolgere nel percorso di applicazione del PAN, oltre alle istituzioni pubbliche, le Associazioni agricole, ambientaliste, dell’agricoltura biologica, dei consumatori e il mondo scientifico.

Fonte: Cambia la terra, FederBIO

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