L’agrobiodiversità veneta, una risorsa da riscoprire e valorizzare

Se la biodiversità è la varietà degli esseri viventi che popolano la Terra ed è il frutto di 3 miliardi e mezzo di anni di evoluzione. L’agrobiodiversità è la biodiversità legata agli agroecosistemi, cioè agli ecosistemi naturali modificati dall´uomo al fine di renderli produttivi attraverso l´agricoltura.

La forte spinta all´intensificazione delle coltivazioni, in Italia ha portato al rischio di estinzione oltre 1500 varietà di frutta, mentre per le specie animali negli ultimi cinquant´anni abbiamo perso cinque specie di bovini, tre di caprini, sette di equini, quattro di asini e ben dieci tra ovini e suini. La biodiversità, sia vegetale che animale può essere vista anche come processo evolutivo e di relazione fra diversità ambientali e culturali che producono una grande diversità di prodotti agricoli e gastronomici connessi a un territorio specifico. In questo senso salvare la biodiversità significa salvare un patrimonio genetico, economico, sociale e culturale di straordinario valore, fatto di eredità contadine e artigiane non sempre scritte ma ricche e complesse. La scomparsa di varietà o di razze invece significa purtroppo la rinuncia ai sapori autentici legati al territorio e alla cultura dell´uomo che ha saputo selezionare nel tempo questo variegato insieme di sapori e saperi.

Diverse ricerche hanno dimostrato che rispetto a quella convenzionale l’agricoltura biologica riduce l’impatto ambientale e favorisce la biodiversità.

Recentemente l’Agenzia per la ricerca veneta nel settore primario ovvero ex Veneto Agricoltura ha pubblicato una raccolta di tutte le razze di animali locali e varietà vegetali venete. Ricordiamo che per razze nel caso degli animali e di varietà nel caso delle piante si intendono singoli raggruppamenti di specie che si distinguono, per alcuni caratteri particolari, dagli altri della stessa specie. Il documento accennato dal titolo “BIODIVERSITÀ DI INTERESSE AGRARIO E ALIMENTARE – PROTOCOLLI DI CONSERVAZIONE IN VENETO” l’abbiamo reso disponibile con la nostra newsletter ed è scaricabile gratuitamente nel sito di Veneto Agricoltura.

Veneto agricoltura è il coordinatore del progetto BIONET – Rete regionale della biodiversità che ha lo scopo di avviare azioni mirate e concertate (caratterizzazione, raccolta), nonché di accompagnamento (informazione, diffusione) che hanno il fine di recuperare e conservare le razze in via di estinzione e delle specie vegetali che si stanno perdendo a ritmo sostenuto (erosione genetica).

Gli Enti che hanno dato vita alla Rete regionale sono: Veneto Agricoltura, Amministrazione provinciale di Vicenza, Università di Padova; Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, Centro di ricerca per la viticoltura (CRA-VIT) di Conegliano (Treviso) e gli Istituto Superiore di Istruzione Agraria di Feltre (Belluno), Padova e Castelfranco Veneto (Treviso).

Di seguito verranno accennate le principali razze animali e varietà vegetali locali presenti nell’opuscolo, per rendervi partecipi della agrobiodiversità del Veneto.

L’unica razza bovina veneta è la Burlina che è mantenuta in purezza dal centro di conservazione di Veneto agricoltura di Villago (Belluno), caratteristiche sono le sue corna. L’Alpagata, la Lamon, la Vicentina e la Brognale sono le razze ovine venete conservate in due centri pubblici, ovvero ITA “A. Della Lucia” e Veneto agricoltura Villago.

Mentre Germanata veneta, anatra Mignon, faraona Camosciata, pollo Polverara sono solo alcune delle 15 razze avicole venete conservate nel centro di Veneto agricoltura di Rovigo e in tre Istituti agrari delle province di Padova, Belluno e Treviso che hanno il difficile ruolo della scelta dei riproduttori.

Passiamo ora alle specie vegetali erbacee in cui le varietà conservate superano le centinaia, per esempio abbiamo il Brenellano, il Biancoperla, il Piave e la Libellula. Dal 2000 l’Istituto V. Strampelli ha iniziato una ricerca per recuperare le antiche varietà di cereali (frumento, mais, orzo), successivamente conservate. L’attività di conservazione prevede 2 fasi distinte: la coltivazione per la moltiplicazione del seme e la conservazione in cella climatica a 4°C con il 40% di umidità, che garantisce la vitalità del seme per un decennio.

Le cultivar di fruttiferi (melo, pero, ciliegio, pesco e noci) come la Marostegana, il Biancone, la Butirra, il Lorenzini e il Noce Feltrino, sono in numero inferiore ai cereali e sono conservati ex situ in vivo in frutteti dimostrativi conservati nei centri.

Infine abbiamo la vite che è conservata come i fruttiferi in 3 campi catalogo; esempi di cultivar locali sono la Turchetta, la Forsellina e la Glera lunga.

Ringraziamo gli imprenditori agricoli più sensibili e attenti, che negli anni hanno allevato e coltivato le razze animali e varietà vegetali che si stavano perdendo.

Consumare vecchie varietà fruttifere o carne di razze autoctone, spesso dal gusto inimitabile, più sane e sostenibili in termini ambientali, è un incentivo per la salvaguardia di questo patrimonio genetico.

Abbiamo deciso di scrivere questo articolo sperando che sempre più agricoltori si convertano al metodo biologico per continuare la riscoperta e la coltivazione delle razze animali e varietà vegetali locali che erano la ricchezza dei nostri nonni e che per fortuna stiamo recuperando.

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