Impariamo cos’è l’agroecologia

Le proprietà agricole si stanno concentrando nelle mani di pochi giganti e diminuscono le piccole aziende e i piccoli contadini. Questo porta a pratiche e politiche sempre meno sostenibili. Le soluzioni? Una possibile, di cui iniziano a parlare in molti, potrebbe essere l’agroecologia.

In meno di dieci anni il numero delle fattorie in Europa è diminuito di un quarto. Secondo il report Eurostat dal 2005 al 2013, la superficie di terra coltivata è rimasta sostanzialmente stabile ma sono diminuite le aziende agricole. I risultati sono: la concentrazione della terra in meno fattorie di grandi dimensioni e la perdita delle piccole e piccolissime imprese agricole, basate sul lavoro famigliare e sulla diversificazione della produzione.

Il rapporto indica anche come le piccole aziende agricole, sia in termini di superficie che in termini economici, preferiscano scegliere produzioni miste: allevamento di diversi animali, coltivazione di più varietà e allevamento unito alla produzione agricola. Una delle sezioni del rapporto si concentra sull’impatto ambientale dell’agricoltura. Viene sottolineato il rischio per la fertilità e la salubrità dei suoli, dovuto all’uso diffuso di fertilizzanti e pesticidi, soprattutto nelle coltivazioni intensive. L’aumento della produzione e della produttività hanno dominato per lungo tempo l’attività agricola in Europa e adesso il bilancio è negativo.

Una delle possibili soluzioni che in molti cominciano a proporre è quella dell’agroecologia: con questo termine si indica l’insieme dei principi ecologici applicati alla produzione alimentare, a quella di carburante, di fibre, di farmaci e alla gestione degli agrosistemi.

Di agroecologia ormai parlano ricerche accademiche e su questo fronte si assiste al moltiplicarsi di iniziative e soggetti che parlano esplicitamente di transizione verso l’agroecologia.

Il nuovo paradigma che coniuga ecologia e agricoltura, infatti, sembrerebbe riuscire a rispondere a molte sfide. In primo luogo rafforza il tessuto produttivo delle piccole imprese agricole, rendendole autonome dall’ingerenza della grande distribuzione; in secondo luogo si basa sul collante della comunità e infine propone nuove tecniche agricole sostenibili e durevoli.

Il principi agroecologici prevedono l’utilizzo di sistemi naturali utili all’aumento dei raccolti, al controllo dei parassiti e alla fertilità dei terreni. Tra le tecniche naturali adatte all’incremento della fertilità del suolo c’è ad esempio il sovescio o concimazione verde che consiste nella coltivazione di alcune specie di piante che non vengono raccolte ma interrate appunto per arricchire il terreno aumentandone così la potenzialità produttiva.

Altro punto importante dell’agroecologia è la conservazione e la condivisione delle sementi. Da anni ormai siamo abituati all’acquisto di semi prodotti da grandi multinazionali che garantiscono raccolti altamente produttivi e che sono compatibili con le moderne tecniche di coltivazione. Queste varietà tuttavia sono state concepite per essere acquistate, seminate e poi riacquistate poiché, col passare del tempo, s’impoveriscono o addirittura diventano sterili e quindi non possono essere più riseminate. Tutto questo a danno delle cosiddette verietà antiche che invece possono rigenerarsi nel tempo e che quindi possono essere ricoltivate. Recuperare e conservare queste varietà antiche, scambiarle e imparare ad auto produrle vuol dire tutelare la biodiversità di un territorio, rispettarla, vuol dire produrre alimenti qualitativamente superiori, tutelando allo stesso tempo la fertilità del suolo.

L’agroecologia rappresenta, un sistema alternativo completo che coinvolge economia, cultura, politica e società, oltre alla produzione. C’è la necessità di cambiare un sistema nel suo complesso, coinvolgendo tutti i settori della società, non solo quello della produzione agricola. Il sistema, infatti, tiene conto di tanti aspetti: i territori, le comunità, l’ambiente naturale, l’accesso alle risorse, il rapporto con il consumatore e il mercato.

Le piccole aziende agricole europee sono anche quelle che assumono più lavoratori, spesso appartenenti alla comunità e alla famiglia. La costante sparizione di queste fattorie, quindi, rappresenta un problema sociale per interi territori che vivono di piccole o piccolissime aziende. Non sono solo i movimenti sociali a indicare la strada della transizione; anche il mondo accademico si sta organizzando per inserire l’agroecologia nell’agenda europea dello sviluppo agricolo e del sistema alimentare dell’unione.

Sono sempre più numerosi, infatti, i contadini europei che scelgono di essere autonomi nella trasformazione, nella distribuzione e nell’intero ciclo economico della loro azienda. Sono sempre più diffuse le piccole fattorie che diversificano la loro produzione, che non si occupano solo di allevamento, che rinunciano all’uso di pesticidi e fertilizzanti.

Il proliferare di queste realtà e iniziative non corrisponde però a un cambiamento delle politiche, anche se a livello nazionale alcuni paesi si stanno muovendo per chiedere leggi sull’agricoltura contadina. Secondo molti dovremo ancora aspettare per vedere l’agroecologia tra le priorità dell’agenda europea.

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