I Biodistretti motore di sviluppo innovativo

Il 28 novembre a Legnaro (PD) si parlerà dei Biodistretti.
L’iniziativa si colloca all’interno del progetto TerritoriBio finanziato da PSR della Regione Veneto che vede coinvolti i due biodistretti del Veneto: BioVenezia e Colli Euganei.

In attesa del convegno sopracitato vi illustriamo in questo breve articolo un estratto del volume BIOLOGICO: L’AGRICOLTURA BIOLOGICA PER LO SVILUPPO TERRITORIALE

L’esperienza dei distretti biologici reperibile al seguente link: https://www.reterurale.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/19806

I distretti biologici in Italia

Fin dalla fondazione del primo distretto biologico italiano, nel Cilento nel 2009, il loro numero è cresciuto rapidamente; nel 2018, IN.N.E.R., l’associazione che riunisce alcuni di loro in Italia e in Europa, ne ha contati 41: 33 già costituiti e 8 ancora in fase di allestimento.I territori che oggi ospitano un distretto biologico sono molto diversi l’uno dall’altro in termini di principali filiere agroalimentari biologiche, marginalità territoriale, caratteristiche socio-economiche e anche in termini di sfide che devono affrontare

Il biodistretto della Valcamonica

Il bio-distretto della Valcamonica è nato con lo scopo di promuovere il metodo biologico come mezzo per valorizzare l’agricoltura locale e promuoverne la valenza ambientale.

Attorno a questi obiettivi ha attivato un partenariato, composto da soggetti pubblici e privati, che sono stati organizzati in gruppi di lavoro responsabili di proporre le linee di azione del bio-distretto.

Nei primi tre anni di attività sono state portate avanti iniziative di sviluppo locale incentrate sulla valorizzazione, in chiave turistica, del territorio, sulla formazione continua delle aziende socie e sull’informazione rivolta alla comunità locale. Facendo leva su eventi promozionali di grande richiamo, il bio-distretto ha favorito i processi di aggregazione contribuendo a realizzare azioni rilevanti dal punto di vista produttivo e sociale.

Il Bio-distretto dell’agricoltura sociale di Bergamo

Il Bio-distretto dell’agricoltura sociale di Bergamo rappresenta l’evoluzione naturale per un territorio caratterizzato da una notevole presenza di aziende agricole biologiche e cooperative sociali, tutte particolarmente attente ai temi della sostenibilità ambientale e dell’inclusione sociale di soggetti deboli, come i disabili, i detenuti e gli ex detenuti, i giovani con forte disagio sociale, i rifugiati. L’istituzione del Bio-distretto ha permesso il superamento delle logiche strettamente individuali a favore di una visione sistemica che ha come scenario di riferimento l’intero territorio provinciale e tutti i suoi attori. Caratteristica distintiva del Bio-distretto è la promozione di una nuova visione del ruolo di cooperative e aziende biologiche che, oltre ad essere sistemi produttivi di qualità, diventano presidi di una moderna concezione del lavoro agricolo e dell’impatto dell’agricoltura sulla società civile.

Il Bio-distretto della Val di Gresta

Il Bio-distretto della Val di Gresta è nato nel 2014 attorno alla filiera delle orticole, i cui produttori sono riuniti in un Consorzio che aggrega la quasi totalità dei produttori biologici della zona. Nato dalla spinta propulsiva del Patto territoriale della Val di Gresta e in seguito all’interessamento diretto della Provincia di Trento, l’azione del partenariato si è rapidamente esaurita quando quest’ultimo è venuto meno. Attualmente l’azione del Bio-distretto è quindi limitata ad azioni di promozione, nelle quali però il suo ruolo si confonde con quello del Consorzio, l’unica altra struttura aggregativa forte della Valle.

I bio-distretti in Veneto

I bio-distretti in Veneto nascono quasi contemporaneamente a cavallo tra il 2016 e il 2017 e interessano alcune importanti zone agricole della regione caratterizzate da aree ad alto valore naturalistico, comprendendo zone di pianura come il Bio Venezia; collinari, come il Bio-distretto dei Colli euganei, che tra l’altro ricade all’interno del Parco regionale dei Colli Euganei, e aree montane come il Bio-distretto dell’Altopiano di Asiago. A questa eterogeneità territoriale, che rispecchia la fisionomia geografica della regione, corrisponde una forte diversità delle produzioni tipiche che caratterizzano gli stessi distretti biologici, che uniscono importanti filiere che tradizionalmente valorizzano l’economia regionale come quella vitivinicola, a produzioni più innovative come il caso dei piccoli frutti di montagna, lasciando intravedere nell’insieme una grande opportunità di valorizzazione dell’intero territorio regionale.

Il Bio-distretto del Casentino

Il Bio-distretto del Casentino è nato nel 2014, per iniziativa di alcuni agricoltori biologici locali. Il fulcro delle sue attività è costituito dal sistema di garanzia partecipata (PGS), portata avanti con criteri IFOAM. Lo schema PGS ha dato vita a forma di collaborazione molto strutturate tra consumatori e agricoltori, oltre che tra gli agricoltori stessi ed è divenuto parte integrante di un sistema di formazione continua; ha inoltre garantito una maggiore visibilità ai prodotti degli associati. Tuttavia la sua azione rimane confinata agli aderenti al Bio-distretto, con scarsa presa sulla comunità locale.

Il Bio-distretto del Grecanico

Il Bio-distretto del Grecanico è uno dei primi distretti biologici italiani. Nonostante la sua azione sia stata ostacolata prima da una certa diffidenza degli agricoltori locali e poi dalle oggettive difficoltà ammnistrative dei Comuni dell’area, che ancora non vi hanno aderito formalmente, grazie all’interessamento diretto di AIAB e all’iniziativa di alcuni agricoltori e cooperative, sul territorio sono state portate avanti interessanti iniziative che hanno favorito la strutturazione delle filiere e promosso la biodiversità agricola. Purtroppo l’assenza di un formale atto costitutivo rallenta molto l’azione del Bio-distretto, che ancora non è riuscito ad aggregare attorno a una strategia condivisa i soggetti che operanti sul territorio.

Il Bio-distretto del Simeto

Il Bio-distretto del Simeto è nato da uno mobilitazione spontanea per contrastare progetti di sviluppo del territorio poco sostenibili. E’ quindi frutto di una stagione di grande vivacità sociale che localmente ha prodotto nuove iniziative di sviluppo r e ha mobilitato in prima persona cittadini e aziende agricole. Il Bio-distretto sin da subito si è inserito in questa nuova rete di attori locali e portato un suo contributo all’educazione alimentare e a supporto dell’agricoltura biologica locale. Purtroppo il Distretto ancora non è riuscito ad aggregare tutti gli attori del territorio e pertanto la sua azione è poco incisiva, mancando di produrre azioni di sviluppo locale integrato.

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