GAS CHE FANNO BENE

I gruppi di acquisto solidale (GAS) hanno una lunga storia alle spalle iniziata nel 1994 a Fidenza, in provincia di Parma: alcune famiglie si misero insieme creando il primo gruppo di acquisto per comprare prodotti biologici direttamente dal produttore.

Secondo un’indagine svolta (dati Coldiretti/Censis), nel 2014 gli italiani che avevano fatto regolarmente la spesa tramite un GAS erano quasi 2,7 milioni, mentre nel sondaggio condotto da Swg all’inizio del 2018il numero di cittadini che hanno scelto questo metodo è salito ben a 5 milioni, pari al 10,6% della popolazione maggiorenne. Questo dimostra il notevole sviluppo che hanno avuto i gruppi di acquisto solidale negli anni e come la mentalità delle persone si sia spostata dal semplice fare la spesa, a porre più attenzione a quello che si compra e a quale ricaduta ha sull’ambiente. Basti pensare che nel 2002, in occasione di un’altra indagine statistica che prevedeva le stesse domande fatte nel 2018 da Swg, il caso dei Gas non era stato nemmeno rilevato, per le sue dimensioni molto ridotte.

La professoressa Forno, che insegna sociologia all’università di Trento lo spiega bene a LETTERA43: l’incremento del consumo responsabile è interessante ed evidente. Precisa comunque che nel dato del 10,6% di cittadini che hanno acquistato prodotti in questo modo si possono annoverare anche casi di persone che magari si sono limitate solamente a comprare i prodotti da un amico e che non fanno parte effettivamente di un gruppo GAS. Comunque è una percentuale molto alta, cresciuta negli anni nonostante la crisi economica iniziata nel 2008 che ha avuto un peso nel modificare le abitudini degli italiani. Da sottolineare che la crisi non è stata affrontata “al ribasso” da parte dei consumatori, bensì con una transizione dei metodi di acquisto: le famiglie oggi stanno più attente, preferiscono usare canali alternativi come i GAS, ma cercano anche maggiore sostenibilità. I cittadini che decidono di fare parte di un GAS sono dei consumatori critici, cioè sono più interessati a sapere cosa c’è dietro il prodotto che comprano, ed hanno a cuore il rispetto dell’ambiente ma anche sono attenti ai costi di intermediazione che sono dovuti all’allungamento della filiera che pesa sul costo finale.

I gasisti applicano una logica solidale verso i piccoli produttori che vivono nella loro zona, ma vogliono anche dare vita ad una rete di relazione che li tenga uniti. Il funzionamento di base è semplice, in quanto i partecipanti mettono a punto una lista di prodotti che vogliono acquistare, e stabiliscono una quota uguale per tutti. Successivamente si compila un ordine collettivo che viene trasmesso al fornitore e al momento della consegna i prodotti vengono consegnati ad una sola persona che poi provvederà alla distribuzione che di norma è un punto di ritrovo per i gasisti, come per esempio una piccola bottega oppure il centro parrocchiale del paese. Negli ordini i GAS puntano a privilegiare la stagionalità del prodotto, i prodotti biologici, il sostegno alle cooperative sociali, la riduzione degli imballaggi e la produzione locale.

Un modello di gruppo di acquisto solidale si trova a Segrate in provincia di Milano: nel 2018 è arrivato a contare ben 200 famiglie iscritte (nel 2006 quando è nato contava circa 80 famiglie). Il presidente è il veterinario Pietro Aurecchia, questa la sua esperienza: “i criteri che entrano in gioco nella selezione dei produttori sono molteplici: il rapporto con loro non è basato sulla ricerca del risparmio a tutti i costi, cerchiamo di capire il produttore, il distretto in cui si colloca la sua azienda, l’ambiente che gestisce e come lo gestisce, i terreni, i boschi e gli appezzamenti”. Questo sistema quindi crea una svolta positiva, permette di creare un’alleanza con i produttori.

Quanto spende una famiglia mediamente.

Secondo la Rete Italiana Di Economia Solidale, nata proprio dai gas che si sono diffusi in Italia nel corso degli anni 90, la spesa familiare media all’interno di un gruppo di acquisto è pari a 2 mila euro l’anno, mentre il fatturato totale dei GAS supera i 90 milioni di euro. I GAS ufficiali nel 2001 erano circa 150, mentre oggi se ne contano ben 1200. La mappache segue, realizzata dall’Ifg di Urbino, mostra il loro grado di diffusione nelle diverse regioni italiane. In giallo sono indicate le regioni con meno di 10 Gas, in rosso quelle che ne hanno fra 10 e 30, in blu quelle fra 30 e 80, in verde quelle con più di 80.

Un esempio di gestionale GAS in funzione nel territorio è RETEDES, dove al suo interno ci sono ben 5.380 famiglie divise in 272 gas, che hanno gestito ben 20.433 ordini, acquistando 1.334.269 articoli da 1674 ditte nel territorio. RETEDES è una rete che comprende i raggruppamenti di GAS geograficamente limitrofi e crea un sistema di funzioni ad hoc per i GAS.

* Il seguente articolo è stato pubblicato nel mensile di marzo di "Biolcalenda", per ricevere l’abbonamento al giornale vi è un costo di 17 euro per soci AIAB VENETO oppure 22 euro per i non soci.

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