Essere custodi della Biodiversità

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Gli agricoltori svolgono un ruolo determinante nella conversione ecologica del Paese, sono ‘custodi della biodiversità’, garantiscono e promuovono la resilienza dei sistemi naturali nel territorio.

In Italia la difesa alla biodiversità è legata alla capacità di coinvolgere chi per professione lavora a stretto contatto con la natura. Se l’agricoltura intensiva ha drasticamente ridotto il numero della specie animali e vegetali nei campi, l’agricoltura biologica fa l’esatto opposto. Per esempio la Società agricola San Michele a Cortellazzo (VE), dal 2014 ha avviato il Progetto biodiversità permettendo il ritorno di specie protette come il marangone minore, l’airone rosso, le testuggini palustri europee, la volpe, il tasso e gli scoiattoli. Questo è stato possibile convertendo un’area intensiva a soia e mais in coltivazioni orticole e seminativi contornati da aree rinaturalizzate con siepi, boschi, laghetti e canali. Anche gli insetti utili (coccinelle, crisope, sirfidi) sono tornati a popolare la zona e a combattere gli insetti dannosi per le colture.

Dal rapporto "Natura 2000, Aree Protette e Agricoltura Sostenibile" emerge che le aziende agricole più avanzate che tutelano la biodiversità sono quelle del biologico, condotte da giovani sotto i 41 anni, in prevalenza donne. L’agricoltura del futuro, dovrà essere attenta agli equilibri naturali.

Recupero dalle varietà orticole locali

Anche la sfida per due amici pugliesi è quella della biodiversità, cioè di ricercare varietà orticole particolari e locali. Sono riusciti a collezionare centinaia di varietà antiche che oggi costituiscono un interesse per agricoltori, ristoratori e semplici consumatori. Le varietà collezionate provengono da mezzo mondo: un migliaio di varietà di pomodori, duecento di peperoncini e peperoni, venti di patate , cento di mais, e poi ancora piselli, fave, cicorie, lattughe, radicchi, senape, barbabietole.

Il ritorno alla varietà locali nel mais

Marano, Spinato di Gandino, Nostrano dell’isola, Biancoperla, Pignoletto sono solo alcuni nomi delle varietà locali tradizionali di mais riscoperte e caratterizzate da sapori decisamente più interessanti ed eccellenti proprietà nutrizionali. La loro variabilità ha fatto si che si siano adattati in tutti i territori italiani, sviluppando un’elevata capacità di tolleranza ai parassiti e resistenza ai fenomeni climatici più estremi. Per questo motivo oggi tornano a essere di grande interesse per chi pratica l’agricoltura biologica e punta sulla qualità.

La ricerca scientifica oggi si orienta anche verso percorsi di miglioramento genetico partecipativo, che coinvolge anche agricoltori che operano con metodi di selezione tradizionale.

I grani antichi

Quando parliamo di grani antichi intendiamo tutti quei grani che sono rimasti originali, senza subire interventi di selezione da parte dell’uomo; in poche parole sono rimasti così come madre natura li ha creati, senza subire modificazioni genetiche. Esistono diverse specie di grani antichi, molti dei quali si sono formati spontaneamente in zone diverse per clima, altitudine e tipologia di terreno. Si chiamano Timilìa, Maiorca, Russello, Strazzavisazz e Monococco e sono varietà di grano altamente digeribili, a basso contenuto di glutine e coltivati rigorosamente secondo i principi dell’agricoltura biologica.

Fonte:

La repubblica; Terra Nuova.

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