CORONAVIRUS PRO ECONOMIA SOLIDALE?

Sembrava quasi scontato durante il periodo critico vissuto ai domiciliari che quando tutto sarebbe finito, o per lo meno si fosse raggiunta una fase di miglioramento, le persone avrebbero imparato la lezione: l’inizio di una nuova stagione.

Durante la cosidetta FASE 1, in cui i movimenti erano limitati allo strettissimo indispensabile, abbiamo piacevolmente assistito ad un aumento della domanda di prodotti locali e da agricoltura biologica.

Da un lato probabilmente ha pesato la maggiore sicurezza percepita che questi beni fornivano ai consumatori, in un momento nel quale molte certezze si scioglievano come neve al sole.

Dall’altro ha forse inciso la massima di un pazzo che affermava "Fa che il cibo sia la tua medicina e che la medicina sia il tuo cibo"… Un certo signore (in realtà anche medico!, che strano…) che si chiamava Ippocrate. Proprio lui, il padre della "Medicina".

Tradotto con una semplice frase: siamo quello che mangiamo!

Pochi pensano al miracolo che avviene quando mangiamo: quel cibo che ingeriamo e che, dentro di noi, come un processo alchemico, si trasforma, diventa parte del nostro sangue, delle nostre cellule. Proprio quel cibo che noi molto spesso ingeriamo (o, meglio, ingurgitiamo) frettolosamente e inconsapevolmente.

Se ci rendiamo conto di ciò, possiamo bene immaginare cosa succede al nostro organismo se viene alimentato con cibo non sano… si ammala. Ed ecco il divulgare di tante malattie, a prescindere dal coronavirus! Sarà perché la nostra alimentazione ultimamente è peggiorata notevolmente? I più fanatici sostenitori dei discount e del cibo a basso costo avranno preferito spendere nei mesi scorsi qualche euro in più per mettere nelle loro tavole prodotti più freschi, superiori per qualità e proprietà nutrizionali?

Riprendendo il discorso iniziale, se è vero che un aumento c’è stato della domanda di “cibo sano”, non tutti gli attori della filiera ne hanno giovato: essere i primi anelli della catena è rischioso quando quelli successivi non intendono condividere la crescita del mercato e dei relativi ricavi.

Per ottenere giusto riconoscimento economico al lavoro profuso con sacrificio la filiera corta è la soluzione per quei produttori che decidono di mettere la loro faccia aprendo lo spaccio nelle aziende agricole o girando per la provincia e oltre per fare i mercati nelle piazze.

In ogni caso, chi veramente comanda in questa guerra per la salute dell’ambiente, della società e dell’economia è il consumatore: la sua arma il portafoglio, munizioni la moneta, le banconote, le carte di credito, i bonifici per sostenere quelle aziende che fanno con passione e dedizione il loro lavoro nel rispetto di Madre Natura.

Il mondo dell’economia solidale, quello dei gruppi d’acquisto (i GAS) e della filiera corta, delle relazioni tra consumatori critici e piccoli produttori, del cibo sano e del prezzo giusto ha risposto bene. L’economia solidale ha rafforzato la certezza che certe buone pratiche consolidate possono risultare vincenti sul modello di agricoltura intensiva.

Grazie alle restrizioni da lockdown la platea di consumatori interessati a stili di acquisto “alternativi” si è ampliata: ora che le porte si sono riaperte, dobbiamo fare il possibile perchè questa crescita continui.

Stefano Bianchi

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