Con l’agricoltura biologica si mitigano i cambiamenti climatici

È la conclusione emersa dalla pubblicazione su Nature “The impact of long-term organic farming on soil-derived greenhouse gas emissions”. Dallo studio sembra emergere che i terreni coltivati -a lungo termine- secondo modello agricolo biologico, emettono il 40% in meno di gas serra per ettaro, rispetto ai terreni coltivati convenzionalmente: l’agricoltura biologica e quella biodinamica mitigano i cambiamenti climatici. Lo studio ha monitorato in un lungo arco di tempo, dal 1978, i suoli di terreni in cui si praticava la coltivazione biodinamica (D), biologica (O) e convenzionale (K) di seminativi come grano, patate, mais, soia o trifoglio, ottenendo una serie di dati di flusso GHG, unica: il più lungo processo durato 34 anni che ha messo a confronto i tre sistemi agricoli “DOK” relativamente alle emissioni di gas serra. Un insieme di dati che sembra rispecchiare le proprietà fisiche, chimiche e biologiche del suolo specifiche di ogni pratica agricola derivante dalla gestione differenziata a lungo termine dei sistemi agricoli confrontati.

Lo studio ha osservato che le emissioni complessive di N2O erano in media inferiori del 40,2% nel biologico rispetto ai sistemi di agricoltura non biologica. Inoltre, per alcune tipologie di colture è l’agricoltura biodinamica a presentare le emissioni di ossido di azoto più basse mentre il trattamento di controllo “a concimazione zero” le più alte. La produzione di mais non ha mostrato differenze nelle emissioni di protossido di azoto tra agricoltura biologica e convenzionale, confermando precedenti ricerche. La durata temporale in cui il terreno è gestito con sistemi agricoli alternativi, come bio e biodinamico, è un fattore importante poiché i flussi di protossido di azoto hanno dimostrato di diminuire dal momento della conversione all’agricoltura biologica ma che tale diminuzione risulta più pronunciata al passare degli anni.

Al passare degli anni si rileva anche un miglioramento della qualità del suolo. Che l’agricoltura biologica mitighi i cambiamenti climatici è, anche, supportato dal fatto che importanti indicatori della fertilità del suolo come il valore del pH (acidità di un suolo), la materia organica in forma di humus e la biomassa microbica nel suolo sono correlati negativamente alle emissioni di protossido di azoto. Dallo studio si evince che i sistemi di produzione agricola possono essere ottimizzati per quanto riguarda le loro emissioni di gas serra tenendo presente queste due grandi considerazioni:

  1. non è solo la rinuncia a grandi quantità di fertilizzanti chimici che porta a ridurre le emissioni nella produzione vegetale,
  2. ma anche l’uso mirato di diversificate rotazioni delle colture e la concimazione basata sui prodotti aziendali, come letame e liquame per mantenere importanti funzioni del suolo.

Inoltre, che vi è un aumento del potenziale di mitigazione della N2O derivante da pratiche di agricoltura biologica nel tempo.

Questa può essere una risposta a Greta Thunberg, la ragazza svedese che lo scorso 20 agosto, all’età di 15 anni, ha iniziato uno «sciopero per il clima»: ogni venerdì, invece di andare a scuola protesta davanti al Parlamento di Stoccolma contro il riscaldamento globale. Che ha ispirato il movimento #FridaysForFuture, coinvolgendo tantissimi giovani da ogni parte del mondo, che il 15 marzo si sono uniti in una marcia globale per il clima. Al momento hanno aderito 40 paesi, tra cui l’Italia. Anche gli adulti sono più che benvenuti.

Fonte: wwww.firab.it; www.terranuova.it;

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