BIODIVERSITA’, PATRIMONIO DELL’UMANITA’

Nel bel mezzo di un’estate torrida, due giornate per parlare di biodiversità: la prima a Calalzo nell’ambito della manifestazione Cadore Natura e la seconda a Belluno. Due giorni che hanno visto un pubblico numeroso e giovane riunito per ascoltare Salvatore Ceccarelli, ex professore di Agraria dell’Università di Perugia e oggi attivo nel diffondere i concetti di “popolazione evolutiva” e “miglioramento genetico partecipativo”, e la dottoressa Stefania Grando, agronoma genetista e ricercatrice, specializzata nel miglioramento genetico delle piante, in particolare sui cereali che meglio si adattano ai cambiamenti climatici.

Domenica 11 agosto a Cadore Natura, in un’atmosfera di festa e di mercato con piccoli produttori biologici e locali, è stato organizzato un incontro di presentazione della pasta “700 grani”, frutto della collaborazione del professor Ceccarelli con la cooperativa marchigiana La Terra e il Cielo nell’ambito di un progetto Europeo. Presente anche il presidente della suddetta cooperativa, Bruno Sebastianelli. Una pasta che riporta la biodiversità nel piatto, perché è frutto di diversi grani provenienti da tutto il mondo, e che rimette il seme nelle mani degli agricoltori, non solo per produrre ma anche per selezionarlo e adattarlo al territorio.

Nel 2014 la comunità europea infatti ha approvato una deroga alla legge sulla uniformità delle sementi (che rendeva queste sperimentazioni illegali), permettendo questi miscugli di semi. Ora questa deroga è stata prorogata fino al 2021 e quasi contemporaneamente è stato approvato un regolamento sulla coltura biologica che consente di coltivare in modo bio le diverse popolazioni di semi. Finalmente una buona notizia!

A Belluno due giorni dopo, martedì 13 agosto, Salvatore Ceccarelli e Stefania Grando sono stati i relatori dell’incontro “ Patrimonio dell’Umanità la biodiversità. Una montagna di semi per un’agricoltura resiliente”, organizzato dal Coordinamento Liberi dai Veleni che ha unito un bel numero di associazioni impegnate nella promozione di un’agricoltura sostenibile: Aiab Veneto, Aveprobi, Coltivar Condividendo, Dolomitibio, Ferderconsumatori Bl, Fridays4future Bl, Gas Locali, Samarcanda, Slow Food Bl, Socialità Contadina, Terra Bellunese.

Nonostante la giornata calda alle soglie di Ferragosto, la Sala Bianchi era gremita di persone tanto che anche l’assessore di Belluno, Stefania Ganz, ha espresso la sua soddisfazione nel vedere tanta gente interessata a quell’agricoltura che non fa uso pesticidi e che può rispondere alle sfide future. Tiziano Fantinel ha presentato la serata delineando il quadro della situazione bellunese e di come anche qui la biodiversità venga minacciate da produzioni il cui unico obiettivo è il profitto.

Salvatore Ceccarelli ha esordito parlando di come i cambiamenti climatici siano molto più intensi e il surriscaldamento abbia delle conseguenze non solo sull’agricoltura ma anche sulla catena biologica e alimentare. La diminuzione degli insetti impollinatori e l’aumento di insetti provenienti da altre zone mette a dura prova la biodiversità. Nella prima parte del suo intervento ha messo in luce la fragilità del nostro sistema produttivo, il fallimento della rivoluzione verde e le conseguenze della monocultura. In particolare la concentrazione in poche mani dell’industria delle sementi crea un impoverimento delle varietà coltivabili e la conseguente dipendenza dall’industria chimica di diserbanti, fertilizzanti e pesticidi. Spesso le stesse aziende di sementi producono i pesticidi.

Su questo tema Ceccarelli ha ricordato che “tra le dodici sostanze più pericolose al mondo nove sono pesticidi”. Gli studi dimostrano che gli effetti di queste sostanze sono devastanti, soprattutto in caso di esposizione prolungata, e si vedranno nel lungo periodo. Per questo bisogna ritornare a coltivare la diversità, che riduce l’uso dei pesticidi.

Questa perdita di biodiversità anche a livello alimentare ha effetti dannosi per gli esseri umani, tra cui lo squilibrio del nostro microbiota intestinale, che aumenta il rischio ad ammalarsi.

Un filo di speranza si è aperto quando il professor Ceccarelli ha iniziato a parlare del lavoro che sta portando avanti dal 2008 sul miscuglio dei semi e quindi sul “ miglioramento genetico evolutivo”.

Ha trasportato la ricerca con tutto il suo rigore scientifico dall’interno delle stazioni sperimentali ai campi dei tanti contadini in giro per il mondo e questo suo approccio ha incontrato diversi ostacoli a livello istituzionale e da parte delle organizzazioni in cui prestava la sua collaborazione, screditando il suo lavoro e togliendogli risorse finanziarie; nonostante ciò con coraggio ha saputo perseverare, cosciente che quella era la strada giusta.

I miscugli, o popolazioni evolutive, sono per Ceccarelli raccolte di semi della stessa specie ma di varietà differenti: “Una volta piantate all’interno di un campo le varietà si incrociano in maniera naturale e vengono influenzate dalle caratteristiche del luogo. Questo miscuglio diventa così una “popolazione”.

Con il passare degli anni si mischiano dando vita a nuove piante, si parla di miglioramento evolutivo e l’agricoltore può andare a scegliere quella con le caratteristiche più idonee a quel determinato ambiente e clima. Ripiantandola ottiene una propria varietà uniforme, che si adatta perfettamente all’area in questione essendosi evoluta in quella zona. Questa metodologia trova le sue radici in America negli anni ’60 ma non fu mai sperimentata.

In Italia nel 2010, con l’aiuto della Rete Semi Rurali, questi miscugli si diffusero inizialmente in Toscana, Sicilia, Puglia e Marche per poi raggiungere il resto d’Italia. Questi miscugli hanno delle caratteristiche importanti perché sono più nutrienti e più tollerabili per chi soffre di intolleranze alimentari.

Grande interesse ha suscitato l’intervento di Stefania Grando sul “cibo intelligente”: cibo sano, sostenibile per l’ambiente, conveniente per chi lo produce. Le tre colture più diffuse a livello mondiale – riso, frumento e mais – sono spesso meno nutrienti e di bassa qualità. Altre colture più nutrienti, come il sorgo o i migli, possono essere considerate “coltura intelligenti”, che necessitano di meno acqua e di meno fertilizzanti e pesticidi, riducendo le emissioni.

La passione che i coniugi Ceccarelli stanno mettendo in questo loro lavoro e il grande interesse del pubblico ci fanno ben sperare che si possa comprendere più presto possibile che ognuno di noi ha una responsabilità nei confronti di questo mondo e che tutti dobbiamo fare la nostra parte per cambiare rotta per un pianeta biodiverso.

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