ACCORDO TRA IL MINISTERO E COORDINAMENTO DELLE REGIONI SULLE MODIFICHE AL “DECRETO ROTAZIONI”

Roma 04.12.2019

Oggetto: accordo su modifica del DM 6793 del 18 luglio 2018

Grande delusione e rabbia per l’inspiegabile contenuto dell’intesa

tra Regioni e Ministero sul “decreto rotazioni” in agricoltura biologica

AIAB chiede di non emanare questo decreto e tornare alla versione originale

Nella riunione tecnica del 19 novembre tra Regioni e MiPAAF, è stata raggiunta l’intesa sulle modifiche  al Decreto Ministeriale n. 6793 del 18 luglio 2018 con il risultato, tra l’altro, di un inspiegabile compromesso sugli avvicendamenti ammessi, che reintroduce i sovesci ma continua ad escludere le colture di secondo raccolto, inserendo però, al pari di una coltura principale, il maggese, certificando così la scarsa conoscenza dei principi del metodo biologico e delle realtà territoriali, da parte degli Uffici del Ministero e, a questo punto, anche del personale tecnico delle Regioni, fatte salve quelle che giustamente si sono opposte.

Da parte dei produttori biologici c’era invece grande attesa per il pronunciamento relativo agli avvicendamenti colturali, che questo decreto aveva modificato in peggio rispetto al DM 18354 del 2009, ricevendo pareri negativi e rimostranze anche da tutto il tavolo tecnico per il bio, tanto che in una seduta a fine 2018 lo stesso tavolo tecnico, all’unanimità, aveva considerato inutile e non richiesta la modifica fatta dagli uffici del MiPAAF, ritenendo necessaria l’immediata correzione.

La richiesta era di ritornare alla precedente versione, sostituendo semplicemente e in tempi rapidi, la parola “colture principali”, con “cicli colturali”  perché, considerare solo le colture principali, esclude dal calcolo delle colture avvicendate, quelle di secondo raccolto e i sovesci, che sono pratica fondamentale del metodo biologico.

Non ritenendo sufficiente il parere dei componenti il tavolo tecnico, il Ministero ha nominato anche un ulteriore “Gruppo di lavoro sulle rotazioni in agricoltura biologica” con la partecipazione di docenti universitari e esperti del settore, che sostanzialmente ha confermato la richiesta di reintroduzione del concetto di ciclo colturale, per affermare l’importanza strategica in agricoltura biologica, dell’avvicendamento coprente, con sovesci e colture di secondo raccolto, anche per favorire la biodiversità coltivata.

Aver inserito nell’incipit del decreto: “Considerate le conclusione del gruppo di lavoro sulle rotazioni in agricoltura biologica” che non sono state considerate e “Sentito il tavolo tecnico” che non è stato ascoltato, rende ancora più amara la beffa.

Intanto, nelle more dei cronici ritardi con cui il Ministero affronta i problemi, venivano concesse deroghe a diverse Regioni, in barba al principio contenuto anche nell’attuale decreto che una coltura non può succedere a se stessa, svilendo di fatto l’importanza di un DM che dovrebbe dare linee guida univoche per tutto il biologico nazionale. Sicuramente per pressioni fatte sugli assessorati regionali da gruppi commerciali, interessati a sfruttare la fase positiva del mercato, non certamente attente al corretto sviluppo del settore, incuranti che in agricoltura biologica e biodinamica, le scorciatoie sono di breve respiro per gli agricoltori.

L’impuntatura dell’Ufficio PQA1 di mantenere nella proposta fatta al coordinamento delle Regioni, la dicitura: “colture principali” non trova alcuna giustificazione se non quella di negare di aver commesso un errore madornale con la modifica del DM 18354; tantomeno ha una giustificazione agronomica perché le colture di secondo raccolto, oltre a rappresentare un’opportunità commerciale per le aziende, garantiscono copertura del suolo e opportunità di diversificazione. Mancanza ancor più grave se si considera che viene riconosciuto al maggese, uguale efficacia agronomica di un sovescio o di una leguminosa, mentre è chiaro a tutti che è solo un trucco per favorire il ringrano di un cereale.

Probabilmente chi ha formulato per il MiPAAF la proposta di modifica, confonde i criteri di buona pratica agronomica, con i vincoli per i pagamenti PAC del greenning dove: “per coltura principale ai fini della diversificazione si intende quella che occupa per più tempo nel corso dell’anno il terreno ………..  affinché possano essere definite le quote delle diverse colture e quindi garantire il rispetto dell’obbligo della diversificazione”, cosa che serve ad AGEA per definire il pagamento di una sola coltura l’anno, ma non ha alcuna relazione con il merito di questo decreto

Basterebbe conoscere meglio i principi agronomici e i cicli colturali delle diverse specie per capire che questa è solo un’impuntatura senza fondamento.

Con questa nuova formulazioni vengono conteggiate nella rotazione, perché colture principali, per esempio: mais, girasole o cece e non considerata, sempre per esempio, una soia in secondo raccolto dopo orzo. Un mais di classe 300 o 400, un girasole o un cece occupano il terreno per circa quattro mesi. Lo stesso tempo di una soia di categoria 1 o 1+, seminata a giugno, dopo la trebbiatura dell’orzo e raccolta a fine ottobre. La differenza è che le tre colture portate ad esempio e considerate principali, seminate in primavera e precedute da un cereale autunno vernino, lasciano il terreno scoperto per almeno 8 mesi, mentre la coltura di secondo raccolto ne dimezza come minimo il tempo e garantisce copertura del suolo, protezione della falda, accumulo di sostanza organica, controllo delle infestanti e biodiversità. Tutte azioni auspicate nel documento preparatorio della nuova PAC, per il contrasto ai cambiamenti climatici e supportato anche dal recente documento della DG Ambiente “Climate chage adaptation in the agriculture sector in Europe”.

La soia è poi una leguminosa, molto efficiente nel traslocare nella granella l’azoto fissato e quindi lasciandone poco alle colture successive. E’ comunque una leguminosa (sia essa di primo o di secondo raccolto poco cambia) ed da comunque benefici nella rotazione, non ultimo il fatto di non aver necessità di fertilizzazione azotata, di tenere coperto il terreno in estate e di consentire un buon controllo delle malerbe. Allora perché non conteggiarla all’interno di un buon avvicendamento?

E’ inoltre una pratica molto utilizzata nel Nord Est del paese e dove c’è maggiore disponibilità idrica, non si capisce quindi perché negare queste opportunità certamente più in linea con i principi del metodo biologico  rispetto alla mono successione in deroga, dello stesso cereale.

Fermatevi  finché siete in tempo!

 

Il Presidente AIAB

Antonio Corbari

Lettera Nuovo Decreto Rotazioni

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