I NUMERI DEL BIOLOGICO

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I numeri del biologico nelle superfici, operatori, colture, mercato e consumi

Continua la corsa del biologico italiano che cresce con ritmi sorprendenti e si afferma sempre di più come un comparto economico di grande interesse per il nostro agroalimentare: è un trend che prosegue costante da diversi anni e che ha i suoi riscontri non solo in Italia ma anche in Europa e nel mondo.

Come ogni anno il SINAB presenta un’elaborazione di dati delle superfici, operatori, colture, mercato e consumi del biologico sulla base delle informazioni al 31 dicembre 2016 comunicate dagli Organismi di controllo, dalle Regioni e dal Sistema Informativo del

Biologico (SIB).

Secondo le elaborazioni effettuate le superfici coltivate con metodo biologico in Italia hanno raggiunto quota 1.796.363 ettari che si traducono in una crescita del 20,4 % rispetto all’anno precedente. In termini assoluti, nell’ultimo anno, sono stati convertiti al biologico oltre 300 mila ettari.

I principali orientamenti produttivi riguardano le colture foraggere (342.653 ha), i pascoli (321.011 ha) ed i cereali (299.639 ha). Segue, in ordine di estensione, la superficie investita ad olivo (222.452 ha). Da segnalare il notevole incremento registrato dalle categorie ortaggi (+48,9%), cereali (+32,6%), vite da vino (+23,4%) e olivo da olio (+23,5%).

Sono 72.154 gli operatori certificati al 31 dicembre 2016. Nel corso del 2016, hanno scelto di convertire la propria impresa 12.195 operatori. Rispetto ai dati riferiti al 2015 si rileva infatti un aumento complessivo del numero di operatori di 20,3 punti percentuali. Oltre la metà degli operatori italiani si concentra in Sicilia, Calabria, Puglia e Toscana. L’elaborazione dei dati di superficie per aree geografiche, mostra che ogni 100 ettari di

SAU, circa 19 ettari sono condotti con metodo biologico nel Centro, Sud e Isole mentre, nel Nord del Paese, la SAU biologica si ferma a 6 ettari.

Le aziende agricole biologiche in Italia rappresentano il 4,4 % delle aziende agricole totali, quasi un punto percentuale in più rispetto all’ anno 2015. La dimensione media di un’azienda biologica, in Italia, risulta paria 28 ha, a fronte del dato nazionale di 8,4 ha. Per le produzioni animali, rispetto allo scorso anno vi è un aumento consistente, in particolare per bovini (+24,3%) e suini (+ 13,3%); buono anche l’incremento per i caprini (+ 13%), il pollame (+ 12,3%) e gli equini (+ 9,4%).

Le vendite del food biologico presso la grande distribuzione, che nel 2016 hanno evidenziato una crescita prossima al 20% sull’ anno precedente. I dati Ismea-Nielsen relativi al primo semestre 2017 confermano infatti il trend positivo del settore (+15,2%), pur evidenziando una diminuzione del ritmo di crescita rispetto lo stesso periodo del 2016, da imputare ai volumi complessivi delle vendite sempre più alti. L’analisi per comparti evidenzia come nel 2016 i principali settori dell’agroalimentare biologico siano cresciuti con percentuali a doppia cifra, mai inferiori al 10%. Nel primo semestre 2017 le vendite dei derivati dei cereali (+3,2%), della frutta(+19,3%), degli ortaggi (+12,7%) e dei latticini (+16,2%) biologici sono cospicue e rappresentano da sole il 68% delle vendite di prodotti biologici. In crescita esponenziale è il fenomeno del vino e spumante bio, un settore ancora di nicchia ma con prospettive tutt’ altro che modeste, anche in considerazione delle ingenti superfici vitate in conversione. Appeal confermato anche per il comparto bio degli olii e grassi vegetali (+26,5%) trascinato dalla maggiore richiesta sul mercato di olio extra vergine biologico rispetto all’ equivalente convenzionale (+1,8%).

Per la distribuzione dei prodotti biologici, il 2016 premia i discount che crescono con un’importante accelerazione (+32,4%). Il volume di vendite maggiore è comunque registrato dai supermercati e dagli ipermercati, dove vengono acquistati rispettivamente il 48% e 35% dell’agroalimentare biologico che passa per la GDO.

Estratto preso da " Bio in cifre 2017"

Bio in cifre 2017 (2).pdf

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