CHI SI STA MANGIANDO IL BIOLOGICO? A SCUOLA LA MENSA È SEMPRE PIÚ BIO

(category bionotizie)

Chi si sta mangiando il biologico?

La legge del più forte sembra essere il codice condiviso anche all’interno del mercato globale del cibo, che è sempre più concentrato nelle mani di poche aziende. Nella storia umana non si è mai vista una tale concentrazione di potere: la filiera alimentare di tutto il mondo è ad appannaggio di un manipolo di multinazionale che controlla l’intero processo, dalle sementi ai pesticidi, fino alla trasformazione industriale e alla distribuzione commerciale.

In Italia, i piccoli produttori, artigiani, le botteghe di paese vengono ingurgitati dalla grande industria. Quindi può scomparire anche il nostro buon vecchio negozio del bio, costretto ad abbassare la saracinesca o a farsi incorporare da un soggetto economico più grande. Fino a qualche anno fa il settore del biologico era un terreno vergine di sperimentazione sociale, una sorta di libero pascolo per persone illuminate, in cerca di prodotti sani e di altri significati del vivere. Il biologico ha poi guadagnato consenso presso il grande pubblico, finchè non è finito nella grande distribuzione organizzata (Gdo). Alla Gdo bisogna riconoscere il merito di aver diffuso il biologico, contribuendo alla progressiva espansione dei terreni coltivati in modo biologico, il quale è un vantaggio per la nostra salute e quella degli ecosistemi.

Negli ultimi anni però lo scenario è cambiato completamente. Dopo un consolidamento del commercio nei diversi canali di vendita, nel 2015 è arrivato l’anno di svolta, che ha sancito il superamento di vendite bio nei supermercati rispetto ai negozi specializzati. C’è da precisare che un negozio specializzato ha un assortimento che non è nemmeno riproponibile sugli scaffali di un supermercato che traffica ancora con i prodotti convenzionali. Un rischio è che l’entrata a gamba tesa della Gdo possa portare un progressivo abbassamento della qualità e innescare sfiducia in molte persone.

Il metodo di coltivazione biologica ha dei costi più elevati, soprattutto se si pensa a una giusta remunerazione per i vari attori della filiera. Precisiamo che il biologico italiano ha prezzi ancora più alti rispetto a quello del Nord Europa. Questo perché le aziende italiane del bio, sono ancora troppo piccole, la gestione è piuttosto farraginosa rispetto alla Gdo, che ha più magazzini, vanta una logistica capillare e una gestione più efficiente. Per i consumatori deve però esser chiaro che esiste un bio di serie A e uno di serie B, che cerca a tutti i costi di entrare sugli scaffali dei discount. La fetta principale del mercato del bio è passata nelle mani della grande distribuzione, ma a crescere di più nell’ultimo anno di riferimento (2016) sono i discount (+32.4%).

In ballo c’è la sopravvivenza dei negozi specializzati del biologico, quelle botteghe gestite da persone competenti e vicine al cliente. Comunque i negozi specializzati, se sanno far bene il loro lavoro possono diventare imbattibili.

A scuola la mensa è sempre più bio

Prodotti biologici, a chilometro zero e da filiera corta: è la scelta che sempre più mense scolastiche in Italia stanno facendo, anche se ancora “a macchia di leopardo”. Poi ci sono i servizi di refezione scolastica biologica in innumerevoli altre regioni, realtà diverse ma con un comune denominatore, cioè menu sostenibili, sani, a basso impatto e che garantiscono qualità ed equilibrio alimentare. E dal prossimo anno scolastico le mense bio godranno anche di un sistema pubblico nazionale di riconoscimento messo a punto dal Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali. Al momento, il Ministero ammette anche menù biologici parziali, con due diversi simboli per evidenziare il grado di eccellenza: la medaglia d’oro e quella d’argento.

Secondo l’ultimo Rapporto Bio Bank di qualche mese fa, nel 2016 le mense scolastiche bio erano 1288, con un incremento del 7.7% rispetto al 2012. Si pensi che nel 1996 erano solo 96 in tutta Italia. Le province leader sono tutte al nord, anche se il sud si sta dando da fare. Alcune regioni si sono già dotate di proprie leggi per regolamentare il settore.

Entrambi gli estratti sono stati presi da Terra Nuova n°335

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *