AIAB VENETO A PARIGI CON LA VIA CAMPESINA – Testimonianza

Dall’8 al 12 dicembre sono stata a Parigi invitata da VIA CAMPESINA  come delegata per AIAB.

La Via Campesina è un’organizzazione mondiale–europea e nazionale che raggruppa associazioni contadine. Ve ne sono in  tutto 164 tra 73 paesi europei, africani, dell’america latina del nord america, dell’asia.

In Italia ne fanno parte Aiab e Ari (ass. rurale italiana con sede a Verona e Torino).

Sono partita sola e  titubante, sia per la paura  del terrorismo  islamico che proprio a Parigi aveva colpito duramente a novembre che per  la mia difficoltà  a parlare lingue. Ho deciso di partire perché ho valutato questa opportunità  dopo aver chiesto a tutti i Consiglieri di Aiab veneto, in particolare alla più giovane Sara.

Per me è stata la prima esperienza di questo genere, e adesso che l’ho vissuta vi posso assicurare che ne è valsa veramente la pena. Via Campesina  Europa mi ha messo a disposizione per due giorni Jessika, una bravissima stagista che  sta collaborando nella sede di Bruxelles e così perlomeno avevo una compagna con cui discutere e a cui raccontare i miei pensieri, che venivano poi tradotti alla perfezione. Poi se n’è andata,  ma in realtà non ero proprio sola perché c’era un ragazzo dell’ass. Ari, Gregorio e Andrea Ferrante dell’Aiab nazionale, che però hanno seguito la loro strada, uno per i suoi impegni e l’altro per le sue amicizie.

Parlavo poco inglese ed ascoltavo in spagnolo le conferenze a cui io ed altri abbiamo partecipato. Il primo giorno sono andata a le Bourget presso la sede del Cop21 e dove oltre agli incontri dei 195 capi di Stato, si svolgevano molte conferenze e attività collaterali. Ho assistito ad un incontro di  via campesina dove alcuni agricoltori del mondo portavano la loro esperienza nelle associazioni locali e nel lavoro per  la determinazione dei diritti dei contadini. Poi sono ripartita in mezzo alla confusione seguendo la mappa fornitami da Ivan per arrivare alla sede della Confederation Paysanne, il sindacato dei contadini della sinistra francese fondato da Josè Bovè nel 1987. Lì abbiamo avuto il quartier generale, dove  ogni giorno si discuteva, si mangiava, si faceva festa   e dove, cosa più importante , si decidevano le azioni dei giorni successivi ascoltandole proposte che ci venivano date da alcuni attivisti del sindacato. Il 9 era la giornata della sovranità alimentare e al mattino siamo stati, per libera scelta con altre opzioni di lotta, davanti alla sede della Danone, multinazionale del latte ma non solo, corresponsabile del prosciugamento delle risorse idriche di varie zone del mondo, a fini speculativi commerciali,  che ha sede proprio a Parigi, con un interessante flash mob, prima silenzioso e poi urlante, in cui protagonista era il colore rosso della vernice ecologica stesa davanti all’edificio a significare molte cose tra cui la netta separazione tra un mondo e l’altro ( separazione materiale ma anche di ideali, di pensiero..) e altro ancora.. Qualcuno si intinge la mano  e stampa con questo segno rosso il portone   a rappresentare il sangue e la sofferenza dei contadini a cui viene tolto il diritto dell’acqua e della terra anche da questa multinazionale..

Poi si sono arrotolate le bandiere e siamo andati alla Zac (zona d’action climat) uno spazio aperto alla società civile, in risposta  ad una conferenza per il clima blindata, per mostrarsi e parlare di ciò che veramente ci interessa. Un grande albero con strisce colorate era all’entrata, ogni striscia un pensiero su come migliorare con la nostra vita anche la possibilità di vita del pianeta. Al pomeriggio grande momento di riflessione coi contadini di molti paesi lontani, tantissima la gente ad ascoltare. Poi alla sera festa presso la conf  con cibo, musica e balli e   buonissima birra con un’etichetta speciale che parlava dei falciatori di OGM..

Il giorno dopo per chi voleva,  grande gita-missione ad ovest di Parigi con ben 4,5 ore di pulmann a Notre dame des landes a ovest  vicino all’atlantico, dove dagli anni ’70 è in progetto un aeroporto in una zona di terreni fertili, zone umide e biodiversità su cui insistevano 44 aziende agricole e allevatori. Solo 4 ancora resistono e dopo il 2012 anno della grande rappresaglia della polizia, la più grande del dopo guerra, molte altre persone e famiglie sono arrivate ad occupare quelle terre ormai espropriate. Siamo stati a parlare con loro, portare la solidarietà di tutti i campesini che hanno voluto condividere le loro esperienze di lotta e le loro bandiere. Una realtà incredibile di resistenza e di volontà oltre che di “comune” come lo si voleva intendere nei tempi d’oro: condivisione, decisioni collettive, nessun arricchimento personale, ogniuno prende quello di cui ha bisogno;  Forza e coraggio, voglia di costruire veramente un nuovo domani.

L’11 resoconto delle esperienze e riunione di un gruppetto che si occupa di semi: ho capito che hanno lavorato per la nuova legge sui semi proposta in UE e poi rigettata anche per la non coesione di tutti i movimenti, dove si cercava di lasciare alcuni spazi di autonomia e gestione delle sementi locali e di valore anche a contadini e gruppi organizzati proprio per questo scopo. In febbraio spero di poter partecipare ad una due giorni  pensata per riniziare a lavorare    ed essere nuovamente propositivi.

Il 12 infine doveva esserci una grandissima manifestazione popolare dopo la proclamazione della carta scaturita dal Cop 21 ma sembrava che la polizia avesse impedito ogni manovra dei movimentisti..all’ultimo momento ci hanno avvertito che invece il Comune di Parigi aveva dato il via libera alle manifestazioni ovviamente con regole rigide decise a tavolino. E’ stata manifestazione colorata, ricca di slogan, canti, danze, urla di cittadini, contadini, associazioni ambientaliste, ciclisti, studenti, anziani, giovani per un obbiettivo comune. Noi di via campesina ci riconoscevamo per il fazzoletto verde e giallo legato al collo e per le bandiere dello stesso colore alternate con quelle gialle della confederation paysanne. Eravamo un riferimento, un simbolo di giustizia e ridistribuzione equa delle risorse, sovranità alimentare, lotta forte e determinata. Siamo stati in migliaia all’arco del trionfo e poi alla torre eifelles. Molta la polizia che non ci perdeva di vista, ma nulla di male è successo, solo segni condivisi di volontà nel cambiamento che non prevede come prima opzione il cambio del clima ma il cambio dello stile di vita, dei consumi, del modo di produrre, l’eliminazione dell’agricoltura industriale. Peccato che ce la siamo un po’ parlata addosso e intanto i potenti decidevano la spartizione del pianeta e delle emissioni, senza voler nemmeno pensare che la soluzione sarebbe alla portata di mano di chiunque:l’agricoltura contadina salverà il mondo! Globalizziamo la lotta, globalizziamo la speranza!!

Giovanna Furlan

 

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